Posso pagare con un tweet?

Ebbene sì, da pochi mesi a questa parte è partito l’assalto al pagamento via web, attraverso una piattaforma social media.

“Tweetto dunque pago” potrebbe essere il motto del momento. Da quando PayPal , il colosso dei pagamenti via web, ha aperto il proprio codice proprietario, permettendo lo sviluppo di alcune applicazioni ad una cerchia ristretta di programmatori, si è scatenata una vera e propria corsa al social media più adatto per questo meccanismo di pagamento.

TwitPay, insieme a tutte le altre innumerevoli applicazioni di trasferimento di denaro via web, sembra essere la promessa che renderà la nostra vita più semplice, più veloce, ma soprattutto meno cara.

Questo perchè l’obiettivo è quello di spodestare uno dei sistemi più resistenti e statici della storia, le banche. La rivoluzione in atto si  basa su un teorema semplicissimo: transazioni via web= zero costi, o costi prossimi allo zero.

Resta da vedere come reagiranno le banche, e come le persone decideranno di adottare questi nuovi sistemi di trasferimento di denaro.  Le premesse parlano di qualcosa che sarà protagonista della nostra vita futura, non di certo un fenomeno di nicchia. Insomma lo sviluppo dell’ecosistema come modello di business ha contagiato anche il mondo bancario.

Spunti interessanti potrebbero derivare dall’applicazione di questi sitemi nelle comunità rurali, ammesso che la rete raggiunga il territorio di queste piccole realtà,  non solo come meccanismo di pagamento ma anche come risorsa di autofinanziamento,  ricerca di fondi e  gestione della comunità locale.

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